Lunedì 20 maggio si è riunito il Tavolo istituzionale per l’emergenza E45 alla presenza dell’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi e alla responsabile dell’Agenzia regionale per il lavoro Paola Cicognani. La riunione è stata il primo incontro del percorso di gestione del fondo di 10 milioni di euro stanziato dal Governo con il Decreto Crescita a favore dei territori colpiti dalla chiusura della E4.

La liquidazione dello stanziamento di 10 milioni di euro, infatti, seguirà a un prossimo decreto ministeriale che assegnerà a ciascuna delle tre regioni, per cui è stato riconosciuto lo stato di crisi, una quota di stanziamento individuata in base a criteri di riparto condivisi fra le tre regioni e proposti al Ministero. I criteri individuati al Tavolo di ieri si rifanno essenzialmente a quelli già utilizzati dalla Regione in situazioni di crisi, come il numero di abitanti, lavoratori e aziende esistenti nel territorio dei comuni interessati, che per l’Emilia-Romagna sono Verghereto, Bagno di Romagna, Sarsina, Mercato Saraceno, Sant’Agata Feltria, Sogliano, Roncofreddo e Cesena. Sulla base di tali criteri, all’Emilia-Romagna spetterebbe il 56% delle risorse, alla Toscana il 12% ed all’Umbria il 32%.

A seguito di quanto concordato al Tavolo E45, l’assessore regionale Palma Costi proporrà gli stessi criteri ai propri colleghi di Toscana ed Umbria, così da procedere con una proposta condivisa e ufficiale al Ministero che venga recepita nel successivo decreto ministeriale di attribuzione delle risorse a ciascuna regione. Una volta che il Ministero decreterà la distribuzione delle risorse, riprenderà il confronto tra Tavolo E45 e Regione per l’individuazione dei criteri per l’assegnazione dei contributi a favore di lavoratori e aziende danneggiati dalla chiusura della E45.

Tutto fermo, invece, sul fronte della riapertura ai mezzi pesanti del viadotto Puleto, ad oggi ancora “sotto perizia” disposta dalla magistratura, così come quello dei lavori di ripristino e riapertura della vecchia ex 3bis Tiberina, per i quali si attende l’autorizzazione della Soprintendenza di Arezzo.