Nel contesto del dibattito parlamentare sull’introduzione di un salario minimo legale, il confronto tra le diverse posizioni si fa sempre più acceso, coinvolgendo parti sociali, istituzioni e associazioni di categoria. Il tema tocca direttamente la struttura del mercato del lavoro italiano, già caratterizzato da forti differenze settoriali e territoriali, e impone riflessioni sulla tutela dei lavoratori e sulla sostenibilità economica per le imprese.
Confartigianato, intervenendo nell’ambito dell’esame dei disegni di legge in materia, ha ribadito una posizione di netta contrarietà all’introduzione di un salario minimo stabilito per legge. Secondo il Gruppo di Presidenza dell’associazione cesenate, una soglia salariale unica rischierebbe di indebolire i salari reali, frammentare ulteriormente il panorama contrattuale e compromettere le tutele conquistate negli anni.
Le parole del Gruppo di Presidenza Confartigianato
“Confartigianato è contraria all’introduzione di un salario minimo legale, perché l’esperienza della contrattazione collettiva – applicata a oltre il 96% dei lavoratori del settore privato – ha garantito, nel tempo, retribuzioni coerenti con i principi dell’articolo 36 della Costituzione, tutelando la dignità del lavoro e l’equilibrio economico delle imprese. Imporre per legge una soglia salariale unica significa ignorare le differenze tra settori, territori e qualifiche professionali, con il rischio concreto di livellare i salari verso il basso”.
“Il salario minimo legale, inoltre, non risolverebbe problemi strutturali come il lavoro nero e il dumping contrattuale, fenomeni che vanno invece contrastati con il rafforzamento della vigilanza e degli strumenti di controllo. Confartigianato richiama la centralità della contrattazione collettiva, la vera sede dove si determina non solo il giusto salario, ma anche un sistema di tutele integrative che nessuna legge può replicare: sanità integrativa, previdenza complementare, formazione, conciliazione vita-lavoro. La contrattazione collettiva di qualità– non è solo una somma di minimi salariali, ma un patrimonio costruito con equilibrio tra tutele per i lavoratori e sostenibilità per le imprese. Il legislatore dovrebbe incentivarla, non sostituirla. Il tema retributivo resti nell’ambito del dialogo sociale. Solo attraverso regole condivise e strumenti negoziali flessibili si può garantire equità, competitività e stabilità al sistema delle relazioni industriali”.
N.Z.

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