“Il giudice di Pace non ha riconosciuto, nelle comunicazioni del nostro presidente, l’esercizio del diritto di cronaca, che in genere è riservato agli iscritti all’Ordine dei giornalisti e non certo a un rappresentante sindacale, a cui è riservato invece il più ampio esercizio dei diritti sindacali, che prevede strumenti e mezzi anche ‘selvaggi’ per la difesa e la salvaguardia dei diritti dei lavoratori”. Il Movimento dei lavoratori replica alla notizia della condanna per diffamazione di Gaetano Palladino, segretario nazionale-presidente del Mol nella lunga diatriba legale che lo vede coinvolto insieme all’istituto di vigilanza Cittadini dell’Ordine.

Al centro del procedimento c’era infatti l’affissione da parte di Gaetano Palladino di volantini all’interno della sede cesenate di Cittadini dell’Ordine, oltre a mail e messaggi WhatsApp, giudicati diffamatori con, si legge nella sentenza, un “provato discredito provocato all’azienda e le conseguenti ricadute negative in termini commerciali di perdita della clientela”.

“Stupisce pertanto – continua il Mol in una nota – l’affermazione apodittica secondo la quale ‘non esistono le condizioni minime per l’esercizio dei diritti sindacali’, riconosciuti dallo Statuto dei Lavoratori, articolo 20 e seguenti. Ma, pur rispettando le decisioni del Giudice di Pace, non si può non contestare il sillogismo: ‘è provato discredito provocato all’azienda e le conseguenti ricadute negative in termini commerciali di perdita della clientela’. Le ricadute negative in termini commerciali, non provate o comunque senza un diretto nesso di causalità, di perdita della clientela, che avrebbe subìto la S.P.A. ‘Cittadini dell’Ordine’, sono, evidentemente,  da ricondurre alle decisioni dei clienti della società, che avranno avuto motivi e ragioni per chiedere la rescissione e/o la risoluzione dei contratti, non certo alle dichiarazioni del nostro presidente”.

“Se invece le dichiarazioni del nostro presidente – conclude il Movimento dei lavoratori – come stabilito dal Giudice di Pace,  fossero state determinanti per la risoluzione e/o rescissione dei contratti, vuol dire che le stesse erano fondate, provate e non diffamatorie, sufficienti per la chiusura dei contratti. Infine, ultima considerazione inerente alle dichiarazioni dell’azienda: ‘comunica la propria soddisfazione per la conclusione della vertenza, che conferma un operato sempre caratterizzato dalla massima correttezza’. Purtroppo anche questa dichiarazione è in palese contraddizione con quanto affermato dal Giudice di Pace nel suo provvedimento: ‘conseguenti ricadute negative in termini commerciali di perdita della clientela’. Delle due l’una: se l’azienda ha operato correttamente non poteva subire ricadute negative in termini commerciali di perdita della clientela. Se invece ha subito perdite commerciali vuol dire che non ha operato correttamente. Vogliamo però rassicurare tutti: sarà il mercato, ossia i clienti,  a giudicare la correttezza della società “Cittadini dell’Ordine”, mentre sarà un altro giudice a riformare le decisioni assunte dal Giudice di Pace”.