Il professor Vittorio Sambri, direttore dell’Unità Operativa Microbiologia del Laboratorio Unico di Pievesestina sarà ospite della trasmissione “Mi manda Rai 3”, in onda giovedì 29 ottobre, a partire dalle 10, su Rai 3. Il programma è condotto da Lidia Galeazzo e Federico Ruffo. In questa occasione il professor Sambri parlerà di test rapidi della ricerca dell’antigene.

La ricerca sui test rapidi, unica in Italia per il numero delle persone coinvolte e realizzata in tempi record,  vede il coordinamento della Unità Operativa di Microbiologia dell’Ausl della Romagna in collaborazione, al momento, con Ior e Sant’Orsola di Bologna, dopo uno studio pilota condotto in collaborazione con l’Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani di Roma. Una ricerca che coinvolgerà più di 1500 cittadini dell’Emilia-Romagna con l’obiettivo di scegliere il test, fra i 4 o 5 oggi disponibili, migliore e più affidabile per rilevare il virus.

“Si tratta di test che, in sintesi, servono a identificare nelle secrezioni naso-faringee le proteine che compongono la struttura del SARS CoV-2, il virus del COVID-19 – spiega il professor Vittorio Sambri – e che hanno due vantaggi: la rapidità e il costo minore a carico del sistema sanitario”. I test della ricerca dell’antigene vengono infatti eseguiti mediamente in 12-13 minuti, mentre per i tamponi classici occorre aspettare un tempo medio stimabile tra le 3 e le 6 ore. Inoltre, a fronte dei 15-20 euro di costo per il tampone classico, la spesa per un test rapido si aggira sugli 8-12 euro.

“Ovviamente i test della ricerca dell’antigene sono meno sensibili rispetto al classico tampone basato su RT-PCR – prosegue Sambri. Se ho una carica alta di virus e sono molto infettivo, il test rapido in generale lo rileva, mentre può non trovare in un asintomatico, piccole quantità virali che però, ormai lo sappiamo bene, verosimilmente sono efficaci per l’infezione di altri soggetti”. In questo modo, in caso di accesso agli ospedali, pronto soccorso o per ricoveri programmati – sarà possibile valutare subito le persone con COVID-19 e isolarle in attesa di un’eventuale conferma con test molecolare.

“Il fatto di fare comunque per sicurezza i tamponi classici entro 48 ore dal ricovero, per valutare così anche i casi minori – precisa Sambri – ci permetterà una maggiore efficienza e sicurezza, consentendo di mantenere gli ospedali ‘puliti’ per garantire la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari e ritornare a una situazione di normalità”.