“I cittadini di Lugo hanno visto all’opera un bravissimo sindaco. Sapranno giudicare e premiare chi nel governo del Comune ha dato prova di concretezza e rigore”. L’ex presidente del Partito Democratico Gianni Cuperlo sintetizza così l’operato del candidato sindaco Davide Ranalli. In visita a Lugo per sostenere l’attuale primo cittadino di Lugo, racconta aspettative e bilanci in vista delle prossime elezioni europee e amministrative.

A Lugo Davide Ranalli si presenta con una coalizione larga che va dal Pd, ai civici e alla Sinistra. Si sta superando l’isolamento del Pd di questi anni?

Penso di sì. La coalizione che si è costruita a Lugo va in quella direzione ma lo stesso è avvenuto con le liste che presentiamo per le elezioni europee del 26 maggio, le più politiche e importanti di sempre. La realtà è che mai come oggi nessuno basta a sé stesso. Per questo dobbiamo coltivare un campo largo e inclusivo sapendo che anche da lì passa un recupero di fiducia e credibilità.

Lei è già stato alcune volte a Lugo. L’eccellenza del Teatro Rossini e del Pavaglione sono simboli conosciuti in tutta Italia. Per lei cosa caratterizza questa città?

Storia, memoria, buon governo e uno sguardo ben piantato sul futuro. L’Italia è questo: un patrimonio naturale, artistico, architettonico che non ritrovi con questa vastità e bellezza in nessun altro angolo della terra. Lugo è uno dei luoghi dove questa ricchezza è preservata anche grazie a una politica e un’Amministrazione consapevoli del proprio ruolo. In un Paese di nuovo spazzato e spiazzato da scandali e corruzione questo è un ancoraggio solido e prezioso.

Lei verrà a sostenere il candidato sindaco Davide Ranalli, perché la sfida nei comuni è così importante? Cosa si sente di dire ai cittadini lughesi?

Com’è quel verso straordinario di De Gregori? “Perché è la gente che fa la Storia. Quando è il momento di scegliere e di andare te la ritrovi tutta con gli occhi aperti che sanno benissimo cosa fare”. I cittadini di Lugo hanno visto all’opera un bravissimo sindaco. Sapranno giudicare e premiare chi nel governo del Comune ha dato prova di concretezza e rigore. Nella qualità dei servizi, nella cultura al servizio della comunità, nell’idea di un civismo come valore.

Queste elezioni europee rappresentano una sfida vitale per il Partito Democratico. Secondo lei cosa è in gioco in questa sfida? Chi sono i vostri avversari?

Ieri come oggi l’avversario è la destra. Quella di ora, qui e nel resto d’Europa, è una destra aggressiva. Violenta nel linguaggio, ripiegata su una ideologia nazionalista che ha rappresentato il vero male del vecchio secolo. In gioco in questa sfida è il destino dell’Europa che abbiamo ereditato. Un’Europa che va cambiata nelle sue politiche, nei ritardi seri che ha avuto nell’affrontare la peggiore crisi economica degli ultimi decenni. Ma cambiare l’Europa non vuol dire distruggerla perché fuori da quella dimensione nessuno, neppure la potente Germania, è in grado di reggere l’urto degli eventi. Per questo sono ottimista e penso che dalle urne uscirà una chiara inversione di tendenza con un Pd rinnovato e  rafforzato.

Che limiti vede nel governo gialloverde? Cosa direbbe a un cittadino che ha votato 5stelle per convincerlo a ridarvi fiducia?

Il limite di fondo è che non c’è un governo. Ce ne sono due divisi praticamente su tutto e questo conduce alla paralisi attuale del Paese e della nostra economia. Lo 0,1% di crescita equivale a dire che siamo fermi, le famiglie non spendono perché non hanno soldi, l’impresa non investe perché non ha fiducia. In tutto questo il ministro dell’Interno denigra il 25 aprile e passa il tempo a scattare selfie. A chi ha votato 5Stelle direi che dopo un anno di questa maggioranza è chiaro anche a un bimbo che l’egemonia è nelle mani della destra più radicale. Se la scommessa di quel voto era anche nel dare una scossa alla sinistra gli direi che il messaggio è arrivato forte e chiaro. Ma che ora si tratta di salvare, letteralmente salvare, l’Italia da una deriva che la spinge verso Visegrad, la xenofobia, il nazionalismo. E questo un Paese con la nostra cultura e storia non lo merita.

Il lavoro e lo sviluppo sono il terreno più dolente per questo governo, voi che ricetta proponete?

Investimenti pubblici come volano per la ripresa di quelli privati. Un taglio del costo del lavoro che dia respiro alle imprese e metta più soldi in tasca ai lavoratori. Un piano urgente per il diritto allo studio a fronte di una nuova selezione di censo. Garantire risorse alla sanità pubblica perché non debbono esistere malati di serie A e B. Lotta senza quartiere a un’evasione fiscale che ci costa oltre 120 miliardi all’anno. 120 miliardi “rubati” a quei milioni di pensionati, lavoratori dipendenti e imprenditori onesti che le tasse le pagano fino all’ultimo centesimo.

La destra che vi si contrappone è cambiata, come si è modificata dal centrodestra alla nuova destra a trazione leghista?

L’ho detto, è un fenomeno che investe l’Europa e non solo. Figlio anche di una crisi che ha colpito la classe media con un processo di impoverimento di massa senza eguali in anni recenti. La forbice della diseguaglianza si è allargata e questo ha determinato un senso di paura e un conflitto drammatico tra gli ultimi e i penultimi. Questa destra alimenta la paura senza offrire risposte. Noi abbiamo sottovalutato l’emergenza sociale che veniva avanzando e adesso dobbiamo recuperare consenso e credibilità su quel versante, ma è quello che stiamo facendo e ripeto, i risultati si vedranno. Anche molto prima di quanto si immagini perché la destra , questa destra, non è la soluzione. Loro sono il problema e gli italiani questo lo stanno capendo.