“Ricevere la benedizione sulla croce da parte di Papa Francesco – ha commentato il sindaco di Ravenna Michele de Pascale – è stata una enorme emozione; abbiamo vissuto momenti molto toccanti e significativi  sia per le sue parole sul valore universale del patrimonio artistico di Ravenna e sul riconoscimento dell’opera di Dante da parte della Chiesa, sia per  l’annuncio di una riflessione che il Papa nel 2021 dedicherà al Sommo Poeta, nell’anno del settimo centenario della morte, proprio come Paolo VI fece in occasione del settimo centenario della nascita; si tratterà di un evento epocale che porrà Dante all’attenzione del mondo da parte di un grande protagonista e della voce più autorevole del nostro tempo; aver dato un contributo a questa iniziativa del Papa ci rende estremamente orgogliosi”.

Il sindaco ha quindi donato a Papa Francesco la copia originale del progetto della tomba di Dante. Della delegazione hanno fatto parte anche gli assessori Elsa Signorino e Massimo Cameliani, il consigliere provinciale Daniele Perini, Antonio Patuelli, presidente dell’Abi e del gruppo La Cassa di Ravenna, Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, direttori e fondatori del Teatro delle Albe – Ravenna Teatro.

La croce, che verrà riapposta nella tomba, è una croce greca, con quattro ametiste incastonate alle estremità, collocata al di sopra della lastra marmorea di Pietro Lombardo. Fino a prima del recente restauro della Tomba era stata sostituita da una copia.

Nella ricorrenza del settimo centenario della nascita di Dante, Paolo VI con la lettera apostolica “Altissimi cantus”, datata 7 dicembre 1965, evidenziava il profondo interesse della Chiesa per la figura di Dante. La lettera apostolica completava la serie di iniziative attraverso le quali papa Montini volle esprimere l’ammirazione sua e di tutta la Chiesa per il cantore della Divina Commedia. Il 19 settembre dello stesso anno il Papa aveva inviato per la tomba del Poeta a Ravenna la croce d’oro, come segno della risurrezione che Dante professava.

La croce in particolare sanciva il riconoscimento di Dante quale figlio devoto della Chiesa, ponendo le sue reliquie sotto il segno fondamentale del mistero cristiano, respingendo l’idea sorpassata di un Dante eretico e ribelle. In particolare Paolo VI scrisse all’arcivescovo Baldassarri di Ravenna che la Divina Commedia è “poema dell’umanità, della civiltà, della filosofia e teologia, poema dell’unione e dell’armonia dell’ordine naturale con il soprannaturale, della vita presente con l’eterna”. “Onorate l’altissimo poeta!” è  l’invito-appello con cui Paolo VI conclude l’ “Altissimi cantus”.